Mi sento agitato nello stomaco.
Mi sento un estraneo e sento dentro come se adesso V. si sentisse in imbarazzo nei mie confronti e come se io fossi anche la causa dell’imbarazzo stesso...
Quando è con me è stanco e vuole stare in silenzio.
Quando mi chiede di uscire e c’è pure P., sembra parlare anche con me, ma in realtà non mi ascolta e non mi guarda in faccia.
Io mi sento come se ora che ha una vita “normale” e in teoria quello che ha sempre voluto, io non abbia più motivo di essere accanto a lui.
Non riesce più a gestire la mia presenza e sento di essere di troppo.
La cosa più bella è che io non mi impongo.
E‘ lui a chiamarmi, ma non mi ascolta quando gli parlo e io mi sento troppo in imbarazzo quando siamo in tre…e poi i discorsi sui fantasmi, tutto ciò in cui credo etc…è come se fino ad ora lui mi avesse sempre assecondato solo per starmi vicino e per fruire dell’"Energia S", ma che ora il tanto decantato rapporto fraterno non ci sia più.
Mi sono interrogato se è la presenza di P. a farmi sentire a disagio, ma non è lei… è come lui si comporta quando si stà vicini.
Io non voglio con tutto me stesso essere un qualcosa da sistemare, un impegno da mettere nel tempo che gli spetta…non ho mai fatto sentire nessuno così e non voglio che mi ci si faccia sentire…lui prima che scendessi a C. mi ha detto che il suo pensiero felice rimane comunque il sapere che se anche tutto dovesse finire con P. io ci sarei a stare con lui e che quindi lui non sarebbe da solo come prima…ma io non sono una riserva affettiva.
Ci risiamo.
Risento di nuovo il senso dell’abbandono da parte del mondo maschile che credevo di avere “reintegrato” ed accettato…risento di nuovo quelle lacrime per Vi. e tutti gli abissi di solitudine provati negli anni con papà…e il cuore mi si stringe e una sensazione di contrattura mi blocca il plesso solare…delle lacrime rotte stazionano negli occhi.
E poi sono stanco di fare tutto questo lavoro per tentare di mantenere le cose in armonia.
Non voglio fare i salti mortali per fare qualcosa che dovrebbe essere un piacere e qualcosa di cui non si dovrebbe parlare come un problema…oggi ha anche parlato di fronte a lei di quello che dicevamo e facevamo durante i periodi di follia post-O.…per le sue cose dice di essere super geloso e soprattutto non vuole che vengano divulgate, ma per quelle cose che appartenevano alle -nostre- cazzate le svende…e poi questa prospettiva di venire a Roma con lei…la cosa mi farebbe stare malissimo.
Io sono amico suo, determinate dinamiche mi sembrano forzate e fuori luogo…adesso non possiamo pensare di uscire in tre, né di fare quelli che stanno in tre…quando è capitato a Roma quando stavamo con O. era un periodo particolare ed era una situazione peculiare di quel periodo…adesso lui non può pensare di riproporre quelle dinamiche.
Io a P. non so cosa dire.
Ma la cosa più tragica è che lentamente non so più cosa dire neanche a lui.
Io sarò pure una presenza ingombrante nella sua vita, ma è lui che mi ha posto su questo piedistallo…ma l’avrà fatto perché aveva un disperato bisogno di “qualcuno”?
E’ stata effettivamente una cosa “squilibrata”, ma effettivamente nelle amicizie e negli amori cosa può essere definito equilibrato?
Mi sento un po’ usato e gettato via.
Mi sento un limone spremuto il cui aroma agrumato e acidulo oramai permane stantio nel frigorifero… ed ogni volta che si apre lo sportello ricorda che c’è qualcosa che stà marcendo nel frigo e non si sa bene cosa sia…qualcosa che marcisce e che potrebbe compromettere l’equilibrio del ph degli altri alimenti…
Io sono sempre andato d’accordo con tutte le donne.
Anzi diciamo che prima andavo d’accordo solo con le donne…
Ma adesso non che non vada d’accordo con P.…lei non c’entra nulla.
E’ un’anima innocente…non sembra essere molto consapevole di chi è e di cosa faccia a questo mondo…lei non ha nessuna colpa di quello che provo in questi momenti.
Io non riesco ad accettare di sentirmi così solo.
Siamo passati dal vederci ogni giorno per circa 20 ore in media, al vederci quasi due orette a giorno…due ore in cui lui è stanco e privo di ogni voglia di parlare…mi dice pure che così lui si rilassa perché non deve rendere conto a nessuno…io ne sono lusingato, ma mi sento come se dovessi intrattenerlo e consolarlo dopo…ma dopo cosa in fondo?
Dovrebbe divertirsi con lei o cmq stare bene…quando arriva da me sembra come se avesse dovuto sostenere chissà quale ruolo e poi con me si rilassa…io posso pure capirlo, ma vorrei di nuovo quel qualcuno con cui illudermi di poter comunicare…
Non lo sento più come prima.
E quando gli parlo mi sento come se non dicesse quello che realmente pensa…come se mi tollerasse e come se per affetto non dicesse quello che realmente pensa…e ci risiamo con il sentirsi tollerati, sensazione che odio con tutto me stesso.
Preferisco un sano scontro, ma non questa tolleranza acida e astiosa.



