Ancora una volta il pensiero di te mi stringe il petto e mi chiude la bocca
I tuoi contorni del viso sono sfumati e l’odore della tua pelle non è che un ricordo
Che ne è stato della gioia che riuscivamo a creare attorno a noi quando insieme, affrontavamo il mondo intero con una risata?
Una risata che scopre le gengive festanti, incontenibili, su denti piccoli e lucenti, di bambino che dirompe il suo essere, ridendo
La mia mano nella tua
Insieme a scoprire le cose del mondo, tu piccola guida e io pulce accanto a te, insieme a osservare il mondo con occhi dell’acqua del mare
Quante storie, occhi negli occhi, mi hai regalato per non sentire il dolore del mondo
Quanta dolcezza nel tocco che medica e rassicura…nessuno al mondo aveva il diritto di sfiorarmi
Quando le nostre mani sono state staccate?
Chi ha gettato l’acqua che ha cancellato il caleidoscopio di colori dei nostri cappotti di lana?
L’eco della tua voce, delle tue tante voci, mi tornano dentro quando non ho nessuno motivo per sorridere
Il ricordo di quelle risate umide, tanto umide…mi accompagna sempre quando voglio ricordarmi che il mio cuore non è solo
I nostri cuori un tempo sapevano parlare nel linguaggio bambino che non ammette parole
I nostri silenzi avevano la forza delle urla disumane con le quali oggi, ti chiedo di amarmi e di non gettare quello che siamo
Che siamo o che siamo stati?
Il tuo presente ha per sempre cancellato il nostro passato?
I tuoi occhi non mi vedono più e non mi cercano tra la folla
Perché non hai creduto?
Perché la speranza di un amore mai giunto ha preteso il sangue del tuo amore di sempre, della tua vita precedente, delle tue radici più profonde?
Radici marce?
Radici corrose da un risentimento che non ha nome, ma che è uno specchio ti materializza, riflesso, quello che non riesci a sopportare?
Nello specchio c’è il senso di colpa per non avere la forza di amare chi ti ama nonostante tutto e che ti ricorda ogni giorno, ogni istante con ogni sguardo, che la tua nuova vita è basata sul nulla del cuore
Un nulla che ti scavato nel petto
E che ossessivamente ti ricorda che soffri, che non hai avuto nulla, che nessuno ti ama e che siete soli al mondo
Soli contro tutti?
Dalla campana di cristallo, sei scivolata, ormai, nel pozzo
Adesso la mano l’ho lasciata andare io
Non sentirai più l’eco della mia voce che ti chiama, né il vento del mio cuore che cerca di darti conforto
Addio



