Nel pozzo

Postato da gufochecanta|lunedì, 25 settembre 2006 | Permalink

Ancora una volta il pensiero di te mi stringe il petto e mi chiude la bocca

I tuoi contorni del viso sono sfumati e l’odore della tua pelle non è che un ricordo

Che ne è stato della gioia che riuscivamo a creare attorno a noi quando insieme, affrontavamo il  mondo intero con una risata?

Una risata che scopre le gengive festanti, incontenibili, su denti piccoli e lucenti, di bambino che dirompe il suo essere, ridendo

La mia mano nella tua

Insieme a scoprire le cose del mondo, tu piccola guida e io pulce accanto a te, insieme a osservare il mondo con occhi dell’acqua  del mare

Quante storie, occhi negli occhi, mi hai regalato per non sentire il dolore del mondo

Quanta dolcezza nel tocco che medica e rassicura…nessuno al mondo aveva il diritto di sfiorarmi

Quando le nostre mani sono state staccate?

Chi ha  gettato l’acqua che ha cancellato il caleidoscopio di colori dei nostri cappotti di lana?

L’eco della tua voce, delle tue tante voci, mi tornano dentro quando non ho nessuno motivo per sorridere

Il ricordo di quelle risate umide, tanto umide…mi accompagna sempre quando voglio ricordarmi che il mio cuore non è solo

I nostri cuori un tempo sapevano parlare nel linguaggio bambino che non ammette parole

I  nostri silenzi avevano la forza delle urla disumane con le quali oggi, ti chiedo di amarmi e di non gettare quello che siamo

Che siamo o che siamo stati?

Il tuo presente ha per sempre cancellato il nostro passato?

I tuoi occhi non mi vedono più e non mi cercano tra la folla

Perché non hai creduto?

Perché la speranza di un amore mai giunto ha preteso il sangue del tuo amore di sempre, della tua vita precedente, delle tue radici più profonde?

Radici marce?

Radici corrose da un risentimento che non ha nome, ma che è uno specchio ti materializza, riflesso, quello che non riesci a sopportare?

Nello specchio c’è il senso di colpa per non avere la forza di amare chi ti ama nonostante tutto e che ti ricorda ogni giorno, ogni istante con ogni sguardo, che la tua nuova vita è basata sul nulla del cuore

Un nulla che ti scavato nel petto

E che ossessivamente ti ricorda che soffri, che non hai avuto nulla, che nessuno ti ama e che siete soli al mondo

Soli contro tutti?

Dalla campana di cristallo, sei scivolata, ormai, nel pozzo

Adesso la mano l’ho lasciata andare io

Non sentirai più l’eco della mia voce che ti chiama, né il vento del mio cuore che cerca di darti conforto

Addio

Cuore gitano 2

Postato da gufochecanta|martedì, 19 settembre 2006 | Permalink

Forse ho solo bisogno di dormire

Forse sento troppa tensione che non riesco a scaricare altrimenti

Forse mi lascio suggestionare dalle emozioni che mi arrivano e alla fine della giornata non so come codificarle

Forse mi stò forzando a non dare peso a quello che mi arriva perché non voglio lasciarmi concentrare

Forse è l’autunno che mi illanguidisce

Ma stanotte gli occhi sono umidi

Mi sento trascinato via e non ne ho voglia di andare

Anche a livello di altro mondo…mi sento fluttuare e non ne ho voglia, adesso tocca raccogliere l’energia e andare dove devo andare

Forse però è stato difficile entrare in contatto con fiumi di solitudine

Ho rivisto certe foto

E ho pensato a cosa sarei…dove sarei ora…se avessi continuato per quella strada

E poi la morte che si è riaffacciata in un abbraccio e uno sguardo rivolto in terra

Una morte in estate…I never dreamed you’d leave in summer…suona un disco che ho consumato

Come posso riuscire a non farmi trascinare da quest’onda emotiva?

Mi sentivo ammutolito di fronte alle parole

Al silenzio

Alla rabbia di un amore che si è sentito chiudere la bocca

Alle parole…”cosa serve fare tutti questi sacrifici se poi in un soffio tutto finisce e si rimane così?”

Sono rimasto con il mio sacchetto delle erbe in mano e la bocca semiaperta…

Non si hanno parole di fronte al dolore

Alle speranze che sprofondano nel vuoto

Alla solitudine di ritrovarsi senza la persona che si era scelta per compagna-o

Quanta rabbia...

I muscoli tesi e le guance contratte, lo stomaco chiuso e l’elettricità negli occhi

Riusciremo mai a capire il mistero del dolore?

Il mistero della perdita di ciò che amiamo?

Possano i cuori che vagano alla ricerca della risposta che li riporti alla Luce, trovare la via, lo chiedo con tutto me stesso

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Cuore Gitano

Postato da gufochecanta|lunedì, 18 settembre 2006 | Permalink

Mi sento agitato e spinto ad andare avanti,

andare avanti, nonostante tutto...

Quante storie da raccontare...quanti visi da rivedere...quanti sorrisi da regalare...quanti vite che si intrecciano in questo variopinto accampamento

Sono solo nella mia carovana satura di profumi ed erbe appese

Una compagnia nelle notti: il mio cuore che batte e mi ricorda che non sono solo

Nel suo eco, nell'eco del suo respiro ininterrotto, mi perdo

La carovana si perde

L'accampamento è un puntino nel buio

Sprofondo nel petto e nell'abisso del mio dentro, mi fondo con il vuoto e mi accorgo di non essere solo

Un senso di pienezza del vuoto delimita i miei angusti confini e miei occhi si aprono alla voragine di possibile infinità che si apre al mio sguardo

Dove mi porterà il mio cuore gitano?

Quali magie mi insegnerà per rendere meno angusta la vita?

L'accampamento è vuoto ora

Io lascerò il posto a breve, il mio cuore ha deciso così

 

 

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Rimembro

Postato da gufochecanta|lunedì, 11 settembre 2006 | Permalink

Rimembro...

Percorro con i ricordi il tempo che è stato un anno fa

Un anno fa di questi tempi il mio cuore era convinto di aver trovato la gioia

Un anno fa, una notte, la ruota del cuore aveva iniziato ad ardere, accecando la luce delle mille candele

..."Perì l'inganno estremo...ch'eterno io mi credei"

Cosa resta di tutte quelle lacrime?

Cosa resta di tutta quella comunanza di intenti, gesti, affetti?

Un anno ha sotterrato nella sabbia di luglio il peso del dolore e del fastidio..."polvere siete e come polvere siete spazzati via"

Nel cuore una nostalgia senza pari

Dentro ho un pianto ininterrotto che ho vergogna a portare fuori...non saprei a chi mostrarlo e forse anche di me avrei vergogna

Com'è difficile non farsi del male quando l'epilogo era già compreso e conosciuto

Ora una stanza...il copriletto...le pareti...cantare e ballare a piedi scalzi e sorprendersi nel desiderare di voler vivere per strada...

le emozioni ancora vive nelle pareti e un abisso di lacrime che oggi sanciscono che il tempo è passato e che io nel frattempo sono andato avanti...ho visto e affrontato parti di me che l'anno scorso non avrei voluto-potuto vedere

Ma il cuore è dilaniato

Nessuna cosa era possibile

Quella foto mi ha fatto sentire della pena  immensa...

non le perdono ad oggi di non poterle neanche stare minimamente vicina perchè l'inferno rinizierebbe d'accapo...e ancora una volta il mio cuore deve fermarsi e il pensiero non deve partire e gli occhi non devono fissare e... non... non... non...quante proibizioni...quanti divieti...quanto è difficile non POTER dire

Ma la stazione...la pancia...le attese e l'elettricità...il bagnoschiuma al Tchaè sul corpo nudo

Caldo profumo di vaniglia nell'aria

E secoli di solitudine da guardare in faccia

...Tutto qui ? Chissà cosa credevo fosse...Mi dicevo nella vaniglia...eccoci al varco, mi dicevo, ci sono giunto e non ho avuto paura...

Il mio corpo scintillante nel buio

E una sensazione di pace nella pancia

Troppe lacrime mi hanno stremato, ma non abbastanza ne ha versate il mio cuore per estinguere il fuoco di malinconia che non ha potuto vivere

Basta

Basta

Basta

Sono un uomo nuovo e non permetterò a questa onda emotiva che viene dall'Egitto di rovinarmi la gioia che sento di essere quello che sono

Non più

 

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