Una bambola senza un occhio…
Un soldatino dalla baionetta spuntata…
Libri di fiabe ingialliti…
E adesso anche il mio cuore che pulsa.
…Non mi hai neanche fatto vedere la tua camera dei giochi...
ma hai varcato la soglia del mio tempio,
io te ne ho dato la chiave,
come a un bambino incosciente un’arma!
...La pioggia come un vecchio carillon,
liquido,
rende fluide le tue performance...
cristallini i tuoi sorrisi...
biglie colorate i tuoi occhi…
Ma un canto asciuga la pioggia
e sussurrante,
mormorando,
ritorno
a contemplare la voragine dell’abisso.
Pensieri macchinosi?
Solo occhi aperti,
tenuti spalancati da spilli d’acciaio, freddi.
...Io genero impegni.
Sono un impegno!
Impegno...
E sono troppo, adesso, per te.
Ti parlo e cerco di capire
e sento anni luce che si dipanano tra le cornette.
Tu stai male, mi dici, e adesso
hai bisogno di situazioni più leggere…
meno impegnative appunto.
Prima ero troppo poco impegnativo
non ti davo certezze, sicurezze…
E adesso lo sono troppo.
Non sono più un preludio a una scopata etnica,
nè tantomeno una “boccata di superficialità”
(come invece si poteva desumere dal mio aspetto…)
Ma sono qualcosa con cui rapportarsi,
“MA RIMANIAMO AMICI”,
“CI POSSIAMO CONTINUARE A SENTIRE”,
“TU MI PORTI NEL CUORE”,
“MI VUOI BENE DAL PROFONDO”…
Oggi hai rinunciato pure alla palestra per parlarmi al telefono…
E cosa più onorevole per me,
che mi lusinga oltremodo(…)
E’,
che avresti,
addirittura,
accettato le rose che ti ho mandato e la dedica sonora...
E tutto l’amore che in esse era racchiuso…
Che onore!!…
...Quando una parte di me che ho volutamente tenuto sopita,
si ridesterà
non ci sarà più modo per arginarla
e in tutta la sua forza,
in tutto il suo dolore
FEROCE,
si abbatterà su tutto questo
NULLA
su tutto questo non amore
su tutta questa
stucchevole,
mechata,
glam,
parodiata,
sbiadita,
MORTE.
...Nessun vento del perdono...
...non perdono me stesso e non perdono te...
non perdono le merde che ti gravitano vicino
e tutte le parole ciniche e deprimenti
che sono state versate contro di me.
A prescindere...senza conoscermi...
da gente che non è degna di pronunciare
neanche la prima parte del mio nome.
Cos’è stato un sogno?
Forse.
Sono caduto?
Decisamente.
Io risalgo la china, adesso.
Con la cruda consapevolezza della natura degli uomini più infidi e indegni.
…Ne dovevo fare esperienza.
Ma prima di risalire...
Dall’abisso nel quale continuo a conservare gli occhi aperti,
riserverò su di te
e su tutti i partecipanti consapevoli e non
a questa parodia,
LA NERA SCHIUMA DEL MIO DOLORE,
LA TEMPESTA,
LA FORZA DELL’URAGANO,
DELLE MIE EMOZIONI TRADITE,
insudiciate,
impoverite,
depresse,
dalla tua viltà di essere umano
terrorizzato dalla possibilità che il mondo si accorga
di quanto privo di genio sia.
Soffia vento,
infuria uragano,
APRITI CUORE DELLA NOTTE
e batti con le stesso ritmo del mio...
E ingoia tutta questa mediocre e inutile umanità masochista.
Apritevi argini…
Non vi pongo nessun controllo
Ora non più