freDDO

Postato da gufochecanta|martedì, 30 gennaio 2007 | Permalink

 

Il freddo che sento parte da dentro

Le tempie un’aurora boreale di rancore

Onde…effluvi di morte

E’ tutto un vortice

Nulla esiste più

Dentro e fuori solo le urla

Le urla di un vecchio cuore

…Che qualcosa ascolterà

…Che qualcuno ascolterà

Io sono l’urlo stesso

L’URLO di tutti gli urli

L’urlo dell’abbandono umano

L’urlo del primo uomo

Il vagito di disperazione di un bimbo che ha perso per sempre il suo grembo

…Non ti spegnere rabbia

…Non sbollire dolore

Voi sapete verso chi rivolgere le vostre preghiere

Voi sapete chi vi ascolterà

Voi sapete indirizzare le vostre lame

E voi sapete tracciare i vostri cerchi

La nostra volontà vi chiama

Il nostro indice rimarrà puntato nel cielo scuro della notte

E i nostri occhi Ti fisseranno

Fisseranno TE

TE

TE

TE

Finchè non avremo quello che aspettiamo

ToYs

Postato da gufochecanta|lunedì, 29 gennaio 2007 | Permalink

 

 

Una bambola senza un occhio…

Un soldatino dalla baionetta spuntata…

Libri di fiabe ingialliti…

E adesso anche il mio cuore che pulsa.

…Non mi hai neanche fatto vedere la tua camera dei giochi...

ma hai varcato la soglia del mio tempio,

io te ne ho dato la chiave,

come a un bambino incosciente un’arma!

...La pioggia come un vecchio carillon,

liquido,

rende fluide le tue performance...

cristallini i tuoi sorrisi...

biglie colorate i tuoi occhi…

Ma un canto asciuga la pioggia

e sussurrante,

mormorando,

ritorno

a contemplare la voragine dell’abisso.

Pensieri macchinosi?

Solo occhi aperti,

tenuti spalancati da spilli d’acciaio, freddi.

...Io genero impegni.

Sono un impegno!

Impegno...

E sono troppo, adesso, per te.

Ti parlo e cerco di capire

e sento anni luce che si dipanano tra le cornette.

Tu stai male, mi dici, e adesso

hai bisogno di situazioni più leggere…

meno impegnative appunto.

Prima ero troppo poco impegnativo

non ti davo certezze, sicurezze…

E adesso lo sono troppo.

Non sono più un preludio a una scopata etnica,

nè tantomeno una “boccata di superficialità”

 (come invece si poteva desumere dal mio aspetto…)

Ma sono qualcosa con cui rapportarsi,

“MA RIMANIAMO AMICI”,

“CI POSSIAMO CONTINUARE A SENTIRE”,

“TU MI PORTI NEL CUORE”,

“MI VUOI BENE DAL PROFONDO”…

Oggi hai rinunciato pure alla palestra per parlarmi al telefono…

E cosa più onorevole per me,

che mi lusinga oltremodo(…)

E’,

 che avresti,

addirittura,

accettato le rose che ti ho mandato e la dedica sonora...

E tutto l’amore che in esse era racchiuso…

Che onore!!…

...Quando una parte di me che ho volutamente tenuto sopita,

si ridesterà

non ci sarà più modo per arginarla

e in tutta la sua forza,

in tutto il suo dolore

FEROCE,

si abbatterà su tutto questo

NULLA

su tutto questo non amore

su tutta questa

stucchevole,

mechata,

glam,

parodiata,

sbiadita,

MORTE.

...Nessun vento del perdono...

...non perdono me stesso e non perdono te...

non perdono le merde che ti gravitano vicino

e tutte le parole ciniche e deprimenti

che sono state versate contro di me.

A prescindere...senza conoscermi...

da gente che non è degna di pronunciare

neanche la prima parte del mio nome.

Cos’è stato un sogno?

Forse.

Sono caduto?

Decisamente.

Io risalgo la china, adesso.

Con la cruda consapevolezza della natura degli uomini più infidi e indegni.

…Ne dovevo fare esperienza.

Ma prima di risalire...

Dall’abisso nel quale continuo a conservare gli occhi aperti,

riserverò su di te

e su tutti i partecipanti consapevoli e non

a questa parodia,

LA NERA SCHIUMA DEL MIO DOLORE,

LA TEMPESTA,

LA FORZA DELL’URAGANO,

DELLE MIE EMOZIONI TRADITE,

insudiciate,

impoverite,

depresse,

dalla tua viltà di essere umano

terrorizzato dalla possibilità che il mondo si accorga

di quanto privo di genio sia.

Soffia vento,

infuria uragano,

APRITI CUORE DELLA NOTTE

e batti con le stesso ritmo del mio...

E ingoia tutta questa mediocre e inutile umanità masochista.

Apritevi argini…

Non vi pongo nessun controllo

Ora non più

DoLoRe Di PiPiStReLlO

Postato da gufochecanta|sabato, 27 gennaio 2007 | Permalink

Resisteranno i miei nervi, le mie fibre,

a questi continui e velocissimi cambiamenti di atmosfera emotiva,

umori,

sensazioni,

percezioni,

dolori?

Oggi in metropolitana ho capito che il dolore è stato

 il mio grande dono

…mi ha aperto la coscienza

E’ il dolore continuo che sento,

la morsa che non mi abbandona mai,

lo sguardo che si vela e che sposta l’orizzonte lontano

la forza, il ponte verso la realtà che ho intorno

Forse,

se non avessi inconsciamente deciso di utilizzare tutto ciò per

“uscire” e incontrare,

conoscere,

sentire il reale,

forse mi sarei costruito una comodissima crisalide

e da quel bunker di bava non avrei più comunicato con nulla

Non conosco la spinta che mi abbia concesso di far urtare il mio dolore al di fuori

Dolore come il grido dei pipistrelli nella notte

Dolore- cartina al tornasole nella quale riconoscere il proprio cuore

Dolore, forse,

come possibilità mentale di avere qualcosa in comune con il resto delle creature

Alle volte urlerei disperato…

…Tu mi dici di aver capito che il mondo è cattivo a 25 anni

Io già a sei ero pienamente calato in questa realtà

A sei anni ho iniziato a usare lo sguardo del gufo

Gli occhi sgranati

E il mio canto notturno ha avuto origine da lì

…Come posso riuscire a “sentire” così tanto quello che mi circonda?

Che ne sarà del mio cuore?

C’è una spiegazione per questo?

O sono nato senza gli adeguati filtri emotivi?

In macchina e per tutta la notte

Credevo che non mi sarebbe riuscito di porre fine alle lacrime…

Avrei voluto, credimi,

riuscire a dimostrarmi più virile,

di ghiaccio, come dici tu,

ma non controllo tutto

Gli argini si sono aperti

E oggi ti ho dato tutto…

Adesso, se vorrai leggere,

se ne avrai la voglia e il coraggio,

saprai davvero quello che in questi tempi il mio cuore ha generato

quello che tu gli hai ispirato

e quanto mi sia difficile, adesso,

pensare di averti a un passo e di non poterti stringere a me

Non voglio pensare a quello che mi hai detto

Non voglio pensare alle lacrime che non ho visto

Voglio solo pensare che stò crescendo

E che di fronte alla divinità che occupa il posto centrale sul mio altare

Io possa dire di aver compiuto il sacrificio più alto

Me stesso

Il sommo sacrificio

Il sacro-officio

Tutto l’insieme delle mie forme

Delle mie sovrastrutture

Dei miei vuoti cartoni polverosi

Ci sono attimi in cui mi sembra di

dimenticare

anche la persona fisica e reale per cui tutto ciò è nato…

E l’unica cosa che ricordo è la vertigine,

di piacere quasi,

mentre venivo da te,

ti portavo i miei fogli,

la mia voce “di dentro”

Tutto qui.

Mi hai visto davvero,

hai conosciuto in breve tempo e senza sconti, tutto di me

Adesso ho capito cosa fosse che non mi tornava

Adesso per lo meno smetterò di volermi così male per qualcosa di ignoto…

StAsI

Postato da gufochecanta|sabato, 20 gennaio 2007 | Permalink

 

 

 

Muto graffito di sangue su un tragico muro

Le dita che mi hanno tracciato sono lontane

I segni della sua arte

stanno asciugandosi al sole cocente

Il vento ne stacca le particelle di colore

Le formiche e i moscerini si nutrono delle perle del sangue in eccesso

Permango.

Immoto.

E fisso un punto nello spazio del mio pensiero vuoto

Gli occhi sono abbacinati e scolpiti di orrore

Orrore al pensiero del ritorno alla vita di sempre dopo tutto ciò

Dopo questo gorgo della mente

 

Permango

sul cemento ruvido

Ne sento sulla schiena le irregolarità

Il dislivello dei mattoni rossi mi graffia

Come crocefisso,

permango.

 

Stasi

 che rugge

Stasi

che è tensione all’agguato

Stasi

 che precede il volare nel vuoto

Stasi

 che diviene attimo senza fiato

Stasi

 che si trasforma in urlo selvaggio,

grido,

ululato alla luna

 

Perché il graffito immoto gronda acqua di mare quando si accende di te?

Perché quando la tua nube vi passa sopra

i mattoni irregolari trasudano gocce salate?

…Neanche il piacere della mente?

...La stasi del piacere non è ascesi del corpo,

ma è decesso totale dei visceri,

del sangue,

del cuore intero…

E io voglio vivere,

il mio sangue deve scorrere,

ancora una volta…

Un vecchio flirt

Postato da gufochecanta|venerdì, 19 gennaio 2007 | Permalink

"...Cambio il numero, così mi sbarazzo di vecchi flirt...

Quando,

nessuno risponderà più al tuo numero?

Quando,

la fredda voce registrata mi farà capire

che non c'è più nulla da fare?

...Basta così poco?

E' così semplice sbarazzarsi di una persona?

Dell'idea di una persona?

Della possibilità mentale di essere contattati?

Il pensiero remoto di essere considerato un vecchio flirt,

è una vertigine che mi riempie di sangue gli occhi

Un vecchio flirt...

un gioco...

un passatempo antinoia che odora d'incenso...

Ma che non può pretendere altro

Non è nulla!

Nulla più...

 che un vecchio flirt...

 

 

| commenti | commenti (PopUp)

Never give all the heart

Postato da gufochecanta|venerdì, 19 gennaio 2007 | Permalink

Never give all the Heart

Never give all the heart, for love


Will hardly seem worth thinking of


To passionate women if it seem


Certain, and they never dream


That it fades out from kiss to kiss;


For everything that's lovely is


But a brief, dreamy, kind delight.


O never give the heart outright,


For they, for all smooth lips can say,


Have given their hearts up to the play.


And who could play it well enough


If deaf and dumb and blind with love?


He that made this knows all the cost,


For he gave all his heart and lost.

                                                                                            W.B. Yeats

| commenti | commenti (PopUp)

SoTt'AcQuA

Postato da gufochecanta|lunedì, 15 gennaio 2007 | Permalink

 

Ancora la stessa morsa dentro

Emozioni si rincorrono come il vento

quando gira senza meta sul suo asso invisibile

Vorrei non parlare più

Vorrei trovare una bocca che parlasse per me

Una voce nuova che desse fiato al mio dentro

Una persona soprannaturale che interpretasse

guardandomi negli occhi

Che leggesse dietro ai miei silenzi

Alla mia apparante tranquillità

Sono stanco di vivere con i sottotitoli sotto

Sono stanco di avere una legenda appesa alle orecchie

Sono stanco di sprecare energia nella necessità di rendermi comprensibile

Stanco di tanti sforzi cognitivi che non mi vengono ricambiati

Stanco del silenzio che invece mi piomba addosso come mute di gelido acciaio

Un boccaglio.

E sono sotto il livello del mare

Quanto pesa la muta…

Sguardi di stupore

Ammissioni a mani alzate di difficoltà

E io accolgo il tutto con un sorriso di tenerezza

Ma di segreta e rabbiosa disperazione

E’ qui il problema

Che poi mi condanna a gettare addosso a personaggi surreali

la possibilità di una comunione animica

Personaggi, appunto.

Che in quanto tali non sono un bel niente

Macchiette

Stereotipi

Caratteri

Che si sforzano e

si attribuiscono parti sempre più complicate

e dai copioni sempre più improbabili

…Per essere davvero…

qualunque cosa,

in tutti i sensi,

ci vuole un mare di coraggio

e tutto un universo di solitudine

Un bacino di lacrime piante in silenzio, al buio

Nessuno deve ascoltarle

Nessuno deve asciugarle

A nessuno la maledizione di assaggiarne il sapore

Nessuno ne capirà mai il valore e

nessuno tenderà mai una mano.

Una estremamente umana solitudine,

sposarne appieno il peso e la causa,

completamente,

rende l’uomo simile agli Dei

VuOtO

Postato da gufochecanta|giovedì, 11 gennaio 2007 | Permalink

..Attimi di vuoto nei quali il tuo vuoto mi riempie

Arrivi come batuffoli di cotone che svolazza

Leggero, impalpabile, ma

Presentissimo.

Sono istanti

Rivelazioni che mi aprono la mente verso comprensioni via via più profonde

E poi ti parlo come se ti avessi davanti

Sono quasi due mesi che non ti vedo

O forse di meno, ma il mio tempo interno

è diverso

Emozioni contrastanti, ecco cosa sono

…Non ti perdono questo abbandono

Ma non l’abbandono in sé

La superficialità con cui il tutto si è svolto

Non ti perdono il ghigno che opponi ai mie baci

E non ti perdono tutto il fumo che alzi e che mi soffi sugli occhi

I tempi sono maturi

…Il pensiero di agire mi dà la forza per non odiarmi e per non farmi del male

Il pensiero di lottare mi restituisce la dignità di essere quello che sono

…Dovevo imparare la fragilità di essere in balia?

Lo strazio di essere alla mercè di un’emozione?

Il limbo di un’attesa che diventa calvario e camera di tortura?

La perdita di ogni mia precedente convinzione in relazione alle relazioni,

ai sentimenti,

all’AMORE?

 

…Sono più forte ora

Mi aspetto di tutto, adesso

Ma da me e da nessun altro

E poi il mio essere stà rubando tanto…

Argini che avevo sempre sbarrato, si sono aperti

E con essi tutta la consapevolezza di riempirsi di conoscenza

Da te rubo le cose che reputo migliori

Imparerò ad usare tutto quello che non mi hai voluto insegnare

Sfrutterò ogni piega del tuo essere che non mi hai voluto manifestare

 a mio vantaggio

Metabolizzerò ogni virtù di cui non ho beneficiato

per arricchire il mio scrigno interiore

Ti succhierò tutta la linfa con la quale non mi hai dissetato

Inaridirò le tue fonti e prosciugherò i tuoi bacini

Senza sentire più la morsa del dolore

Impiegherò tutti i segreti del mio magico cuore

E ogni cosa della tua vita che non hai voluto condividere con me

Mi apparterrà

I tuoi vincoli saranno sciolti

I tuoi legami si ridurranno in cenere

Privo di riferimenti, il tuo cuore muoverà nel buio le mani

Senza trovare nessun appiglio

E cadrai in ginocchio

Dovrò sentire il rumore, il tonfo delle ossa che sbattono in terra con pesantezza

Devo sentire l’umidità delle tue lacrime nell’aria

Le mie orecchie dovranno saturarsi dell’eco dei tuoi singhiozzi

 

 

 

In Aria

Postato da gufochecanta|martedì, 09 gennaio 2007 | Permalink

Oggi ti ho volutamente tenuto fuori

Devo camminare

Devo andare avanti

 

…”U Center me”  l’unico quarto d’ora che ti ho concesso

Con la mente accesa mi alzo e tu sei davanti a me

E negli occhi

Nel naso

Su per la bocca

Ti sussurro tutto quello che provo

Le mie mani su di te

Il fuoco del tuo capezzolo destro

E il tuo orecchio sinistro che diventa creta calda sotto la mia lingua

Il tuo ansimare caldo

I mugolii di piacere

E stiamo ancora insieme…

In aria…

Nell’elemento che mi è caro e che non mi tradisce mai

…Un volto tra le onde

e l’eco di una promessa divina che vorrebbe rassicurarmi

Ma il cuore è inquieto

e la mente è stanca

Non posso più ascoltare la tua voce e lasciarmi tentare dal ricordo liquido

ingannevole

che mi corrode piano

che scivola negli anfratti del mio dentro…lì

Proprio dove tu hai messo magicamente radici

In un attimo, ti ho permesso di varcare confini

che neanche io conoscevo bene

…Ma non lo rimpiango

Adesso voglio decidere io

Adesso voglio mettere un dito anch’io

nella fessura che ti ho aperto dentro

E piano piano

Allargare la fenditura con tutte e due le mani...

Non ho più paura delle tue grida

Non mi spaventano i tuoi ricatti

Non mi dissuaderanno le tue manovre occulte

 

…Suonerò le arpe di tutti i cherubini che conosco

e  gli zufoli di tutti i demoni che ho imparato a riconoscere

ma ti riavrò.

 

 

Passione...

Postato da gufochecanta|domenica, 07 gennaio 2007 | Permalink

"Più lontano mi stai

più vicino ti sento

Chissà in questo momento tu...

 a chi pensi...

che fai?

Tu mi hai messo nelle vene

un veleno che è dolce

Come pesa questa croce

che trascino per te...

Ti voglio...ti penso...ti chiamo

ti vedo...ti sento...ti sogno...

E' un anno, ci pensi, è un anno

che questi occhi non possono trovare pace

E cammino cammino

e non so dove vado

Sono come ubriaco

e non bevo mai vino

Ho fatto un voto

alla Madonna della Neve

se mi passa questa "febbre"

oro e perle le porto

Ti voglio...ti penso...ti chiamo

ti vedo...ti sento...ti sogno...

E' un anno, ci pensi, è un anno

che questi occhi non possono trovare pace...