
Sai di poesia dimenticata e riposta in un cassetto di velluti antichi,
di antichi oracoli racchiusi in stoffe di seta lucida,
sai di lago di notte,
argento liquido di luce.
Sei l’eco del ricordo del Nome,
il canto di tribù che non hanno dimora
e il cui cuore riposa nella terra,
nei sassi, in cascate, nelle radici di alberi senza tempo…
Sei la meraviglia increata,
lo stupore della purezza incorrotta di un sorriso,
l’entusiasmo indistinto della gioia di un incontro che si ripete
e che è sempre meravigliosamente un’emozione diversa.
Sei il riso bambino che mi riempie il cuore di solletico senza pietà,
la crudeltà di polpastrelli senza peso,
il rintuzzare di mille piume…
Sei lo zucchero a velo che si spande sulle labbra umide,
una nuvola di fumo azzurro che mi ricorda che sono a terra,
nonostante tutto.
Hai il sapore del sale che mi pizzica il palato quando rimango senza fiato...
Sai delle mille lacrime di mille inverni che il mio cuore ha incontrato
Sai dei silenzi che ancora giacciono nel mio dolore,
ancora muto nelle pause a bocca storta,
nelle fughe della mente che scappa quando tutto diventa troppo
e nulla è come si credeva.
Sei il ricamo che nessuno ha insegnato e che le mani hanno appresso in grembo
Sei la pelle liscia di una pietra bianca resa splendente dal bagliore di un astro dimenticato
Sei il frutto di un grembo che ha milioni di figli dimenticati
Sei il ritrovarsi di un secondo senza tempo che non si consuma mai
e che vive nelle bellezza di una carezza senza inizio né fine.