
Madre che ti scopri il petto gonfio e generoso
E che riempi di pugni e graffi
E lasci che il tuo sangue ricada su di noi...
Ci maledici.
Ti sciogli i capelli
Li arruffi
Urli in un lingua che nessuno capisce più...
Ci maledici.
Con tutta la forza dei tuoi fianchi come montagne che ballano impietose
Con le tue gambe aperte
E il tuo ombelico che pulsa senza sosta
La nostalgia che istilli piano è senza pari
La rabbia che nasce nel cuore non è umana
Con una mano ci offri le mille delizie di un cielo senza grigio
E con l’altro braccio ci spingi ad andare lontano, nel buio, fuori…
Il tuo sangue fa tremare la terra
E lo stesso fuoco divampa nelle nostre vene
Ogni carezze di dolci delizie,
ogni spasimo di ebbrezza nelle tue languide e sensuali notti
è uno schiaffo nel ricordo di chi vede le rotaie tra le lacrime
e le sabbie dorate mentre è in cielo sperando di dormire...
Ci maledici.
Nel ricordo di un odore,
un sospiro scambiato su una spiaggia nel tardo pomeriggio
che odora di oleandro
Quanto sangue abbiamo versato?
Quante volte ti abbiamo ucciso, madre nera e celeste,
immenso e sovrumana culla di nascita
e altare di deposizione che hai sempre gli stessi occhi,
sempre la stessa morfia di immensa saggezza e immenso dolore
Quanti tuoi figli abbiamo ingoiato senza mai onorare la tua mano
fatta di baci e velluti setati?
Madre antica,
riuscirà la mia voce a incontrare il tuo perdono?
Riusciranno le mie mani a incontrare le tue,
fondersi con la tua sabbia
e le mie lacrime trasformarsi,
ancora e ancora,
nelle acque del tuo mare?





Io - non son piu’ io - mi sento da sola 



